Presentazione del PROGETTO ANITA a Castelsaraceno – progetto antiviolenza territoriale per la prevenzione e il contrasto della violenza maschile sulle donne.
Si è tenuta giovedì 5 febbraio presso il Museo della Pastorizia la presentazione del Progetto ANITA, nato dalla co-progettazione degli interventi di contrasto alla violenza di genere dell’Ambito socio-territoriale Lagonegrese Pollino insieme all’associazione Differenza Donna e finanziato dalla Regione Basilicata. Come ha specificato la Dott.ssa Cerbino, Coordinatrice UdP Ambito Lagonegrese Pollino, questo è un lavoro fondamentale svolto con l’Associazione con l’obiettivo di arrivare in ogni comune e affrontare aspetti che ancora oggi sono molto nebulosi.
L’incontro è stato aperto dal Sindaco Rocco Rosano che ha invitato tutti a riflettere sul proprio ruolo nella società e come la politica possa valorizzare la nuova generazione e coltivare i semi per la nuova classe dirigente. Una politica che sappia ispirare, mettere in ascolto e dare esempio, come istituzione e come cittadini e singoli individui, soprattutto in un contesto delicato come la violenza sulle donne.
L’Amministrazione Comunale ha fortemente voluto e investito sull’ambito dei servizi sociali con un’azione da considerarsi parte integrante di un sistema che valorizza al meglio il cittadino e di cui ne abbia la piena fiducia: l’assunzione a tempo indeterminato del Dott. Giuseppe Schettini, Assistente Sociale.
Investire sui servizi sociali, acuire una qualità della rete territoriale e salvaguardare il benessere psicologico di tutti è la base per dare ai cittadini la tutela e la fiducia nelle istituzioni.
Come specificato dalla Vicesindaco Giuseppina Labanca, la collaborazione, e la rete di cui prendersi cura, con l’istituzione scolastica, le associazioni, le forze dell’ordine e i servizi sociali, è fondamentale per raggiungere grandi obiettivi, per la crescita e la sicurezza di tutta la comunità.
Il servizio sociale, come ha ben definito il Dott. Giuseppe Schettini, deve avere la funzione di intercettare, di accogliere e di attivare reti. Queste iniziative favoriscono una sensibilizzazione alle tematiche e nello stesso tempo danno la possibilità di crescere insieme e capire quali sono i riferimenti del territorio. I presidi sono pronti ad essere chiamati alla responsabilità, ma chiamano, al contempo, all’attenzione e alla partecipazione rispetto a questi temi sociali e ai cambiamenti di cui abbiamo bisogno.
Il Sindaco ha sottolineato, inoltre, il ruolo della sicurezza e della prevenzione, due pilastri su cui si fonda, in un primo momento, l’approccio alla tematica. La sicurezza, garantita sul territorio dalla Polizia Locale e dai Carabinieri, è un elemento indispensabile per creare le condizioni di tutela e di presidio, ma accanto ad essa, le politiche di sensibilizzazione passano dalla prevenzione, ulteriore passo da compiere per intervenire, accompagnare, curare e costruire consapevolezza. Solo attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni, servizi e comunità è possibile prevenire, contrastare e trasformare la violenza in una responsabilità collettiva.
Ampio spazio è stato dedicato alla scuola. Pensieri, poesie, piccoli gesti utili alla sensibilizzazione dei più giovani. La violenza non nasce all’improvviso: linguaggi sbagliati, stereotipi, modelli relazionali fondati sul controllo, incapacità di accettare il limite e il rifiuto, l’incapacità di riconoscere l’altro come individuo libero e non come possesso: questa è la cultura che non ha educato abbastanza. La scuola può essere quel luogo dove questo può cambiare. Come è stato ribadito dalla Dirigente Michela Antonia Napolitano, attraverso percorsi di educazione civica, parità di genere, sviluppo delle competenze sociali e affettive, si costruisce una comunità in cui la persona sia al centro e in cui tutti gli studenti possano esprimersi.
Ed è anche su questi temi che si concentra l’intervento della responsabile del Progetto ANITA, Caterina Pafundi, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza di riconoscere e dare nome a quelle forme di violenza spesso invisibili e/o minimizzate, come la violenza psicologica o un linguaggio sessista e offensivo. Al centro del progetto vi è una visione educativa fondata sul rispetto reciproco, sull’educazione alle emozioni, sulla capacità di riconoscere i propri limiti e il rifiuto. Centrale, inoltre, è il tema del consenso, inteso non solo come assenso, ma come pieno riconoscimento della persona nella sua autonomia, dignità e libertà.
Sottolinea l’attivazione dello sportello antiviolenza. Il Comune di Castelsaraceno, facente parte dell’Ambito socio-territoriale Lagonegrese Pollino, può rivolgersi allo sportello di Lauria aperto ogni mercoledì, dalle 10:00 alle 15:00, in Largo Plebiscito 2, 85044 Lauria (PZ). Per qualsiasi necessità, informazioni o supporto, potete contattare il numero +39 342 6464848. Lo sportello assicura un servizio operativo 24 ore su 24, che garantisce supporto e gestione delle segnalazioni nel pieno rispetto dei tempi della donna.
Emerge da tutto questo la responsabilità delle famiglie all’educazione a questi principi: ciò significa offrire alle ragazze e ai ragazzi strumenti concreti per vivere una vita libera. Saper comunicare, comprendersi e avere l’opportunità di dire cosa si pensa e cosa si sente è un diritto fondamentale.
Infine, l’intervento particolarmente toccante di Gildo Claps mette in luce come è cambiata la società e la legislazione in Italia a partire dalla storia di Elisa. Nel 1993, anno della sua scomparsa, non esisteva il reato di stalking o di femminicidio. Un intervento che fa riflettere, un racconto che definisce la violenza non come un fatto improvviso o isolato, ma l’esito di un percorso fatto di ossessione, controllo e sopraffazione, spesso preceduto da segnali ignorati o sottovalutati.
Attraverso questa testimonianza, è emersa con forza l’importanza della prevenzione e dell’educazione: incontri come questi aiutano ragazze e ragazzi a riconoscere i campanelli d’allarme, a sviluppare una maggiore consapevolezza e sapere che non si è sole, ma possono e devono chiedere aiuto.
Ci si chiedeva se avesse senso continuare a parlarne e fare memoria.
Si, ha senso continuare a parlarne.
Ha senso sensibilizzare e prevenire, perché l'indifferenza, a volte, è più grave della violenza stessa.
Ha senso avere paura del dolore, ma ha ancora più senso accompagnarlo. In ogni occasione.